È in corso di svolgimento in Uruguay la ventisettesima edizione del Sudamericano Sub-20, principale competizione giovanile organizzata dalla CONMEBOL. La prima fase si è già completata e le dieci squadre partecipanti, originariamente divise in due gruppi da cinque, sono diventate sei, tutte incluse in un girone finale chiamato Hexagonal che determinerà non solo la nazione vincitrice ma anche le quattro qualificate al Mondiale Under-20 in programma per il mese di giugno in Nuova Zelanda e le partecipanti alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 (dove il Brasile, ovviamente è qualificato di diritto in quanto paese ospitante). Come sempre questo torneo è una vetrina per le innumerevoli giovani promesse del panorama sudamericano, calcio tradizionalmente pieno di giocatori tecnici e dotati di una fantasia superiore alla norma, e non a caso in questi giorni a Montevideo e dintorni si trovano una serie di scout dei principali club europei, alla ricerca di qualche potenziale campione da portare al di là dell’oceano per un valore di mercato ancora abbordabile.

Argentina

È la grande favorita per la vittoria finale, e non potrebbe essere altrimenti vista la batteria di talentissimi a disposizione del CT Humberto Grondona, tra cui l’attuale capocannoniere del torneo e la stella assoluta. Il primo è Giovanni Simeone (1995, River Plate), figlio del Cholo Diego Pablo e numero 9 della Selección con la media esatta di un gol a partita, sette gol in altrettante gare giocate mettendo a referto tre doppiette, numeri che testimoniano quanta dimestichezza abbia con la porta e quanto sia letale nei sedici metri finali, zona dove eccelle per qualità fisica e finalizzazione (calcia in maniera molto potente col destro, ma non disprezza le conclusioni col mancino).

L’altro, il giocatore più forte tra tutti i convocati, è Ángel Correa (1995, Atlético Madrid), gioca da seconda punta ma può essere impiegato anche come trequartista e ha una storia notevole alle spalle pur non avendo ancora compiuto vent’anni: nel 2011 ha ricevuto la cresima da Jorge Bergoglio, l’attuale Papa Francesco che ai tempi era l’arcivescovo di Buenos Aires, nel 2013 si è imposto in prima squadra con il San Lorenzo conquistando il Torneo Inicial e nel 2014 la Copa Libertadores, poi è andato all’Atlético Madrid ma non ha potuto debuttare a causa di un tumore al cuore riscontrato nelle visite mediche, con conseguente operazione per fortuna andata bene che non ha compromesso l’ascesa della sua carriera. Tornato a giocare proprio nel Sub-20, dopo sei mesi di inattività, ci ha messo pochissimo per mostrare nuovamente le sue doti impressionanti di velocità, dribbling e conclusione, segnando al debutto contro l’Ecuador e ripetendosi due volte contro il Perù, la prima nel girone iniziale e la seconda nell’Hexagonal con un tremendo destro a giro da venticinque metri finito nel sette.

In aggiunta ai due fuoriclasse in attacco gli argentini sono messi bene anche dietro grazie alla presenza di Emanuel Mammana (1996, River Plate), centrale difensivo con un passato da centrocampista che gli permette di essere bravo a impostare oltre che notevole in fase di marcatura, e al portiere Augusto Batalla (1996, Real Madrid Castilla), appena prelevato dal Real Madrid per giocare nella squadra B allenata da Zinédine Zidane.

Brasile

La Seleção risponde con la solita qualità dalla metà campo in avanti, magari non con un Dream Team come quello del 2011, che stravinse in Perù con Lucas Moura, Neymar e Oscar, ma con tanti elementi che sicuramente si faranno notare anche in Europa nel breve periodo. La Juventus pare abbia messo gli occhi su Gerson da Silva (1997, Fluminense), trequartista mancino capace di giocare in diverse posizioni del centrocampo grazie alle sue doti tecniche e autore di diversi assist, tra cui due contro l’Uruguay per i gol di Marcos Guilherme (1995, Atlético Paranaense), un piccoletto al quale è praticamente impossibile togliere il pallone dai piedi quando parte in progressione. Nei verde-oro sta facendo molto bene anche Robert Kenedy (1996, Fluminense), attaccante esterno sulla destra ma mancino di piede e autore di uno dei gol più belli della manifestazione, un tiro potentissimo col sinistro da trenta metri sul primo palo contro il Venezuela, mentre è un po’ in ombra Gabriel Barbosa (1996, Santos), noto con il soprannome Gabigol e definito il nuovo Neymar, il paragone ingombrante evidentemente pesa perché fin qui si è visto poco.

Colombia

È detentrice del titolo e di norma fa esplodere un giocatore a ogni torneo, quest’anno potrebbe essere Jeison Steven Lucumí (1995, América de Cali), centrocampista già titolare indiscusso nella sua squadra di club e rapidissimo specialmente quando parte dalla fascia e si accentra per calciare in porta, oppure Andrés Felipe Tello (1996, Envigado) che la Juventus ha appena opzionato e porterà a Torino a breve.

Uruguay

Nella formazione padrone di casa le migliori indicazioni sono state fornite da tre giocatori: Gastón Pereiro (1995, Nacional Montevideo), trequartista mancino dall’ottimo dribbling, autore di ben quattro gol pur non essendo una punta e cresciuto con il mito di Álvaro Recoba tanto da essersi tatuato sul braccio destro la faccia del Chino, Franco Acosta (1996, Villarreal B), centravanti della Celeste già ingaggiato dal Villarreal, un attaccante che sa essere devastante ogni volta che gli viene lasciato un minimo di spazio, e Nahitan Nández (1995, Peñarol), capitano della squadra e già leader del centrocampo pur essendo professionista da neanche un anno, un mediano davanti alla difesa ma con i piedi di un trequartista.

Le altre

Nel resto della manifestazione i prodotti più interessanti si trovano nel Cile, dove Cristián Alejandro Cuevas (1995, Universidad de Chile) ha fatto capire perché il suo cartellino sia da due anni di proprietà del Chelsea (ma per ora sta venendo prestato in giro per il mondo, prima in Olanda e ora nuovamente in patria) soprattutto per via della magnifica punizione da trenta metri indirizzata sotto l’incrocio dei pali col Brasile, nell’Ecuador già eliminato invece si trova un rimpianto della Juve, perché José Francisco Cevallos (1995, LDU Quito) era passato da Torino nel 2013 in prestito senza poi essere riscattato, fra le linee di centrocampo e attacco ha fatto spesso la differenza con un pregevole dribbling nello stretto e un tiro niente male.

Il Liverpool pare sia pronto a fare un’offerta importante per assicurarsi le prestazioni di Sergio Díaz (1998, Cerro Porteño), attaccante di appena sedici anni ma già protagonista con un gol al debutto contro la Bolivia, nel Paraguay c’è anche un giocatore della Serie A, Antonio Sanabria (1996, Sassuolo), di proprietà della Roma e con un passato al Barcellona: fin qui non ha impressionato ma il talento c’è. Si è visto poco dal Venezuela e pochissimo dalla Bolivia (eliminata con zero punti e tredici gol subiti in quattro partite), la sorpresa è stata il Perù, qualificatosi alla seconda fase pur con una difesa rivedibile (sei reti incassate dall’Argentina con due autogol di cui uno tragicomico del portiere) grazie soprattutto ad Alexander Succar (1995, Sporting Cristal), attaccante con doti da opportunista dell’area di rigore.

È ancora presto per dire se questi talenti potranno tutti sfondare nel calcio dei grandi, ma già qualcosa hanno fatto vedere e in qualche caso le squadre europee si sono mosse con largo anticipo, alcuni di loro avranno la possibilità di confermarsi tra qualche mese al Mondiale Under-20 e non sarebbe strano vederli a breve in Europa, magari anche in Italia.