C’è una frase che Gary Lineker, storico bomber inglese degli anni ’80 e ora apprezzato commentatore, che riassume abbastanza bene il peso che la Germania ha sempre avuto in ogni manifestazione calcistica tra Nazionali: “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince. Ovviamente si tratta di una frase iperbolica, pronunciata dopo la semifinale persa ai rigori ai Mondiali di Italia ’90 (esattamente 27 anni fa, visto che quella partita si giocò il 4 luglio), ma che riassume al meglio le qualità di una squadra che in un modo o nell’altro riesce sempre ad arrivare in fondo ai tornei a cui partecipa. La vittoria in Confederation Cup è solo l’ultimo dei grandi risultati raggiunti, a 3 anni di distanza dal Mondiale dominato in Brasile e dopo un’Europeo in cui ha raggiunto per l’ennesima volta almeno una semifinale.

Una costanza incredibile, che ora sembra aver acquisito anche a livello di giovanili. L’Under 21 è riuscita a portare a casa l’Europeo di categoria battendo in finale la Spagna nettamente favorita, visto che poteva contare su giocatori di livello assoluto come Saul, Asensio, Deulofeu e la rivelazione Dani Ceballos. E pensare che fino alla metà degli anni 2000 l’unico risultato di un certo valore dell’Under 21 era il secondo posto all’Europeo del 1982, in mezzo a tante qualificazioni mancate o uscite ai quarti di finale. Dal 2008 però qualcosa è cambiato: le vittorie agli Europei Under 19 del 2008 (contro l’Italia) e quella del 2009 dell’Under 17 (che poi negli anni successivi è arrivata in finale anche nelle edizioni 2011, 2012 e 2015), seguite da quella dell’Under 21 nel 2009 e la semifinale del 2015 (con in mezzo la vittoria della Nazionale maggiore in Brasile), hanno sancito il successo di un cambiamento radicale iniziato ai primi anni del 2000, quando i vivai tedeschi non riuscivano a creare giocatori giovani pronti per i livelli più alti.

Il modello precedente non funzionava più, bisognava cambiare, e la Federazione tedesca ha scelto di ripartire proprio dai giovani, le fondamenta di un movimento calcistico. I club sono stati letteralmente obbligati a investire sui settori giovanili, e chi non voleva adeguarsi metteva a rischio anche la propria licenza (gli investimenti totali sui vivai, da quando è iniziata la riforma sono superiori al miliardo di euro, tanto per far capire la serietà di quest’azione). Sono nati poi 366 centri federali, distribuiti su tutto il territorio, in cui i ragazzi dagli 11 ai 14 anni provenienti dalle zone limitrofe (al massimo 40 km, per far si che non dovessero spostarsi per lunghe distanze per raggiungere un centro) si allenano una volta a settimana, focalizzandosi su aspetti come tecnica individuale e tattica. Anche gli allenatori che si occupano di questi ragazzi sono formati al meglio, e così facendo i talenti migliori non sfuggono e riescono ad emergere molto più facilmente.

germania conf cup 2

La Germania campione in Confederation Cup è molto diversa da quella che buttò fuori l’Italia di Conte ai rigori: i vari Neuer, Boateng, Hummels, Howedes,  Kroos, Khedira e il trio d’attacco Muller-Ozil-Gomez (senza contare gli infortunati cronici Gotze e Reus) non sono stati convocati, per dar spazio a nomi emergenti che si sono messi in mostra nel corso dell’ultimo anno. Molti di loro, per l’età che hanno, potevano essere anche convocati agli Europei Under 21, tanto per far capire di che potenza di fuoco stiamo parlando.

Mathias Ginter, Benjamin Henrichs, l’universale Joshua Kimmich, Niklas Süle (protagonista con l’Hoffenheim e già acquistato dal Bayern), Julian Brandt, Emre Can, Leon Goretzka e il bomber Timo Werner (21 gol in 31 partite col sorprendente Lipsia, 3 in Confederation come i compagni Stindl e Goretzka), il più giovane calciatore a raggiungere 100 presenza nella storia della Bundesliga, a 20 anni e 203 giorni. Titolarissimi nei loro club, questi giovani campioni non hanno fatto sentire in alcun modo la mancanza del blocco titolare, giocando un calcio gradevole e mettendo in mostra qualità che li hanno fatti conoscere anche a chi magari non li aveva mai visti giocare in Bundesliga. A loro andranno quasi certamente ad aggiungersi alcuni dei campioni europei Under 21 in carica come il funambolo Gnabry, il metronomo Dahoud e talenti come Max Meyer e Yannick Gerhardt, già pronti per dire la loro anche a livello superiore.

germania under 21 campione

Se una volta la Germania era la squadra cinica, anche un po’ brutta a vedersi, che in qualche modo riusciva ad arrivare sempre in fondo, oggi grazie al lavoro della Federazione è diventata una squadra che gioca bene e un modello di integrazione e valorizzazione del talento che ha pochi eguali al mondo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, e in prospettiva c’è un gruppo in grado di tenere alto il nome della Nazionale tedesca per ancora molti anni.

“22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince”. E oggi diverte anche.

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