A come Amarcord: dal 1970 in poi, Germania-Italia è una classica del calcio europeo e mondiale. Tanti sorrisi azzurri, tanti dolori teutonici. 20 anni fa l’ultima eliminazione ad opera dei tedeschi: era Euro 1996 e nella fase ai gironi l’Italia rimase dietro Germania e Repubblica Ceca. Di lì in poi, solo gioie italiane

Gigi Buffon

B come Buffon: A 38 anni suonati, è quasi oggetto di culto per i suoi colleghi: da Neuer a De Gea, passando per Courtois, non c’è stata conferenza pre-partita in cui non si sia palato di lui. E Gigi risponde, parando poco ma bene (chiedere conferme a Piquè) e spingendo la sua notte sempre più in là

C come Cristiano Ronaldo: per i primi 180 minuti dell’Europeo sembrava la sua controfigura, spenta, grigia e sfortunata. Da Calimero a Hombre del Partido contro l’Ungheria, lavoratore oscuro e punta di fatica contro la Croazia. Ora nella parte “soft” del tabellone tutte le attese sono per lui. Che già detiene un doppio record nella competizione: presenze (17) ed edizioni a segno (4)

D come Desolè: è una delle parole più ascoltate in questi giorni francesi. Lo si usa per scusarsi, conversare, evitare inconvenevoli con la polizia. Ai tifosi della Fiorentina nati prima del 1970 ricorderà Claudio Desolati, centravanti viola di un tempo. Dopo i quarti il 50% delle nazionali in scena lo sarà… Desolè!

E come Euroflop: tra i 184 calciatori ancora in lizza per il titolo, un paio devono ancora rispettare le tante attese sul loro conto: su tutti Robert Lewandowski, ancora a secco di reti con la sua Polonia, e Kevin De Bruyne. Il belga, dopo una fase a gironi sonnecchiante, ha però fatto intravedere lampi di classe contro l’Ungheria

F come Francia: i padroni di casa, i più attesi ma anche i più criticati dalla stampa nazionale. Il 2-1 contro l’Irlanda ha destato più di qualche perplessità, ora toccherà essere più forti della sorprendente Islanda per conquistare semifinale e consensi

Islanda, Geyser Sound

G come Geyser Sound: è la danza che ha conquistato un continente. Arriva dall’Islanda e la mettono in scena Gunnarsson e compagni alla fine di ogni partita. L’Haka di Reykjavik è il simbolo di quella che è stata ribattezzata la Leicester d’Europa

H come Hazard: il fantasista belga, dopo una stagione in disgrazia con il Chelsea (prima rete su azione a maggio), è tornato a brillare nella fresca estate francese. Devastante contro l’Ungheria, è a lui che un 10 come Wilmots chiede lo sprint verso la finale

I come Imbattuti: delle otto formazioni approdate nei quarti di finale, cinque non hanno ancora conosciuto la sconfitta nel cammino di Euro 2016. Sono Germania, Francia, Polonia, Portogallo e Islanda. Belgio-Galles sarà incrocio tra due rappresentative già andate ko nel girone: l’esperienza sarà d’aiuto?

J come Jerome Boateng: è uno dei tre componenti della “difesa di sangue e carne”, come l’ha ribattezzata il Ct tedesco Joachim Löw. Il centralone del Bayern Monaco sta vivendo la sua piena consacrazione: personalità, fisico e una rete contro la Slovacchia lo confermano

K come Kuba:  Błaszczykowski-chi? Se lo chiedevano i tifosi della Fiorentina, che davano quasi per disperso l’esterno polacco arrivato in prestito dal Borussia Dortmund e scomparso dai radar nel 2016 viola. Rieccolo in forma monstre con la sua nazionale. Due reti, a Svizzera e Ucraina, e tanta esperienza al servizio dei Biało-czerwoni

Jordan e Romelu Lukaku

L come i Lukaku: il loro abbraccio, con pianto annesso, dopo la rete di Romelu contro l’Irlanda nella seconda giornata del girone E, resta una delle immagini più belle di Euro 2016. A secco contro l’Ungheria, il gigante dell’Everton affronta il Galles con un sogno nel cassetto: far volare i Diavoli Rossi su assist del fratello Jordan

M come Müller: sul gigante del Bayern Monaco si è abbattuta la maledizione europea. Ancora a secco di reti alla sua seconda partecipazione, a segno ben 10 volte nei due Mondiali giocati. Parte largo nel 4-2-3-1 tedesco e lotta molto, ma ad ora, in salsa continentale, con il quasi omonimo Gerd condivide solo il cognome

N come Notti magiche: in una competizione che ha vissuto sin qui di “spezzatino”, con partite suddivise tra il primo pomeriggio, l’ora del tè e la cena, si torna a giocare solo alle 21. Sette partite al termine, altrettante notti da ricordare e raccontare

O come Organizzazione: i timori alla vigilia di Euro 2016 erano elevatissimi. Non sono mancati i falsi allarmi, ma nelle prime 44 partite i sistemi di sicurezza hanno funzionato al meglio

Paul Pogna

P come Paul Pogba: dai fischi dell’esordio all’ombrello per ripararsi dalle critiche contro l’Albania, passando per il rigore causato contro l’Irlanda. Il simbolo dei Bleus sin qui è stato l’uomo in meno: ma anche Zidane lo fu fino alle semifinali in Francia ’98. Che possa essergli di aiuto?

Q come Qualità: quella che sin qui è mancata in una competizione fatta di tanti muscoli e altrettante giocate estemporanee, ma pochi schemi. È stato l’Europeo della prima partita senza tiri in porta nei 90 minuti (Croazia-Portogallo). Insegnanti di calcio e non di catenaccio (Conte insegna) cercansi

Aaron Ramsey

R come Ramsey: la manovra gallese passa soprattutto dai piedi di questo 25enne che il mondo del calcio ha troppo spesso bistrattato per le coincidenze curiose tra le sue reti e le morti “vip”. Ma che colpa avrà se segna tanto? Tecnicamente, calciatore che non ha nulla da invidiare ai migliori del suo ruolo. Con Bale e Allen, simbolo di un Galles che non è più una sorpresa

S come Sorpresa: la cabala, condimento nascosto del calcio, ingrediente segreto dell’esistenza. Nel 1992 fu la Danimarca a stupire tutti, nel 2004 la Grecia è stata la storia calcistica più clamorosa del millennio. Notate nulla? 12 anni di distanza da un successo all’altro. Sono trascorsi altri 12 anni…

T come Top Scorer: salutato Alvaro Morata, a giocarsi lo scettro di capocannoniere di Euro 2016 sono ora il francese Griezmann e il gallese Bale, migliori marcatori con 3 reti. Occhio agli assalti alla diligenza dei vari Ronaldo, Gomez, Nani e Pellè, che seguono a quota 2

U come Utilizzo: dosare le energie, nervose e fisiche, sarà strettamente necessario per arrivare in fondo. Non a caso, qualcuno ha optato per il freno a mano tirato nei gironi (vedi Germania) e altri (vedi Francia) pensano a mini-rivoluzioni tecniche

V come Valutazione: ci tengono i calciatori, ci contano gli addetti ai lavori, le attendono anche i fischietti Uefa. Perso per strada Cakir, saranno Brych, Rizzoli, Kassai, Clattenburg ed Eriksson a “giocarsi” la direzione della finalissima. Paradossalmente, i primi due dovranno “sperare” che le loro nazionali non arrivino alla tappa del 10 luglio

W come Wikipedia: assistente necessario in questo mese di competizione, per scoprire i Traustason e i Taylor di turno. E qualche frase ha già fatto “storia”: basti pensare alle dimissioni di Roy Hodgson, Ct inglese, presto diventate sinonimo di Brexit;

Xherdan Shaqiri gol

X come Xherdan Shaqiri: è stata dell’ex Inter e Bayern Monaco la rete più bella vista sin qui nella competizione, per l’1-1 svizzero negli ottavi contro la Polonia. Perla bella quanto inutile, vista l’eliminazione elvetica ai rigori. Sotto a chi tocca in questa speciale classifica

Y come Yo-Yo: è sicuramente l’edizione con il tabellone più “sbilanciato” che si ricordi. 24 squadre hanno cambiato la struttura del calendario, e il web ha scatenato la sua ironia sul tema. Ma il bello del calcio è questo: l’imprevedibilità

Z come Zona Cesarini: sono gli Europei dal gol nel finale. Oltre il 30% delle reti è stato messo a segno nell’ultimo quarto d’ora. Lo specialista assoluto nella categoria? L’azzurro Graziano Pellè: due centri, contro Belgio e Spagna, entrambi in voleè con il destro ed entrambi realizzati nel recupero

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