Benvenuti nel Paese dove “quelli che prima ci ridevano dietro, adesso ridono e fanno festa con noi“. Copyright di Gianni De Biasi, allenatore dell’Albania all’indomani della vittoria-qualificazione contro l’Armenia nello scorso ottobre. Il Normal One del calcio italiano (passando da Vasto, Carpi, Cosenza, Ferrara, Modena, Brescia, Torino, con Udine capofila dei suoi rimpianti e un’escursione spagnola al Levante) e il suo staff, composto tra gli altri da Paolo Tramezzani e Alberto Bellè, hanno messo la firma sulla prima storica qualificazione delle aquile a un Europeo di calcio. Una favola, nata a Sarmede, nella piana di Treviso, fino a strappare un pass che rappresenta il riscatto di un’intera carriera che l’ha visto convivere con la scomoda etichetta di vincente nelle categorie minori e comparsa senza fiducia nelle categorie più importanti. Passata poi da Yerevan, sede della vittoria-qualificazione, fino a Tirana, dove il premier Edi Rama ha voluto essere il primo ad abbracciarlo, al quale a marzo ha concesso la cittadinanza e poi consegnato una medaglia.

Dall’esonero di Torino nel 2008 alla nomina a commissario tecnico dell’Albania, arrivata il 14 dicembre 2011, sono passati tre anni, trascorsi tra esperienze da commentatore tv, corsi di aggiornamento e famiglia: lì è nato il De Biasi 2.0, che ha portato organizzazione da stratega e raffinato acume tattico a un paese in enorme crescita calcistica, capace di esportare talenti sull’altra sponda del Mar Adriatico e per l’Europa intera (come Cana, Hysaj, Djimisiti, Berisha, Memushaj, Xhaka, Cikalleshi fino al carneade Manaj, 19 anni e già in seno all’Inter), fino a toccare il 22esimo posto nel Ranking Fifa, punto apicale di una storia calcistica giovane.  È una storia di programmazione e consenso reciproco: nonostante la mancata qualificazione ai mondiali 2014, l’Albania gli ha rinnovato il contratto fino al 2016, apprezzandone il lavoro. Ed è lì che è maturata l’impresa: i rossi con aquila bicefala nello stemma conquistano la seconda posizione del proprio girone, sorpassando la Serbia in un doppio duello dall’accesa rivalità e dai contorni extra-calcistici, condito da droni, gesti non consentiti dal regolamento e toni eufemisticamente aspri.

Albania, il riscatto di una nazione con il calcio
Albania, il riscatto di una nazione con il calcio

Quella notte di ottobre, in cui tutto il Paese si è scatenato in festa fino a notte fonda, è lontano sul calendario ma vicino nella memoria. L’Albania oggi è totalmente diversa da quella raccontata nei libri di storia, e solo visitandola e vivendola per alcuni periodi si riesce a capire quali intricati meccanismi l’hanno resa ciò che è. Non è solo frutto di un difficile passato, di scelte sbagliate, di un popolo stanco che ha reagito impulsivamente; è influenzata anche, se non soprattutto, dalla storia dei Paesi vicini, da quell’imponente Occidente che in certi periodi è sembrato lontano e oggi, invece, è più prossimo che mai. I viaggi della speranza degli anni ’90 sono dietro l’angolo, ma la valigia oggi contiene un pallone e nuove leve calcistiche. “Koha e kaluar s’kthehet më”, “Il tempo passato non torna più”, recita un proverbio albanese, significativo per il futuro del Paese, che è entrato nel nuovo millennio sulla scia di un difficile passato e oggi vuole continuare a stupire l’Occidente. Perché la prima volta (all’Europeo) non si scorda mai.

 

Calendario dell’Albania ad Euro 2016

1^ giornata
Albania-Svizzera (sabato 11 giugno, ore 15.00) Stade Bollaert-Delelis di Lens

2^ giornata
Francia-Albania (mercoledì 15 giugno, ore 21.00) Velodrome di Marsiglia

3^ giornata
Romania-Albania (domenica 19 giugno, ore 21.00) Parc Olympique di Lione

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