Il giorno dopo il derby perso in casa per 0-1 dal Real Madrid contro l’Atlético Madrid il quotidiano Sport ha dedicato quasi interamente la prima pagina ai blancos, con un titolo e una grafica piuttosto eloquente: El Titanic. Non è un omaggio a Leonardo DiCaprio, che poche ore dopo conquisterà l’Oscar, bensì una perfetta rappresentazione del Real Madrid di quest’anno, una corazzata apparente colata a picco col passare della stagione. Il KO di sabato pomeriggio con i rivali cittadini ha certificato il fallimento della stagione madridista, che potrebbe essere salvata solo da un’impresa a oggi difficile da prevedere: la vittoria dell’undécima Champions League il prossimo 28 maggio a Milano, ma per arrivare alla finale servirà battere squadre più forti e più attrezzate. Non è andato a buon fine nemmeno il tentativo di chiamare un idolo assoluto della storia recente del club, Zinédine Zidane, che due mesi fa pareva il salvatore della patria e invece ora sta affondando pure lui.

Il derby Real Madrid-Atlético Madrid 0-1 del 27 febbraio 2016.

IL COLPEVOLE ORA È UNO SOLO

Fino al 4 gennaio scorso si poteva pensare che il principale responsabile del distacco di 4 punti nella classifica di Liga dall’Atlético Madrid e di 2 dal Barcellona (in realtà 5, visto che i blaugrana avevano una partita da recuperare, poi vinta contro lo Sporting Gijón) fosse Rafa Benítez, allontanato dopo il 2-2 di Valencia e sostituito da Zinédine Zidane. Nel breve periodo Zizou è riuscito a calmare le acque (soprattutto per quanto riguarda la contestazione dei tifosi), ha vinto 0-2 a Roma nell’andata degli ottavi di Champions e ha fatto ritrovare un successo esterno che mancava da fine novembre, ma nelle ultime due settimane il Real è piombato di nuovo nel caos, a seguito del pareggio di Málaga e della sconfitta nel derby che hanno fatto sprofondare le merengues addirittura a -12 dalla vetta, con l’Atlético Madrid secondo 4 punti sopra e il Villarreal a sole 2 lunghezze di distanza. Una squadra del genere, piena di campioni affermati, non può essere già fuori dalle zone di vertice a fine febbraio, perciò ora alibi non ce ne sono più: il fallimento è da attribuire al presidente Florentino Pérez.

Florentino Pérez con Zinédine Zidane, nuovo allenatore del Real Madrid.

TUTTI GLI ERRORI DEL PRESIDENTE

Il 24 maggio 2014 il Real Madrid vince la sua decima Champions League e diventa il primo club nella storia della competizione ad arrivare in doppia cifra. Nonostante questo traguardo, inseguito come un’ossessione per dodici anni, Carlo Ancelotti viene esonerato un anno dopo per aver raggiunto “solo” la semifinale dell’anno successivo e il secondo posto in Liga (vincendo Supercoppa Europea e Mondiale per club). È l’inizio della fine: Florentino sceglie Rafa Benítez che, come già capitato all’Inter, arriva quando lo spogliatoio è apertamente schierato dalla parte del tecnico italiano (soprattutto Cristiano Ronaldo) e non gli basta vincere diciassette partite su venticinque in stagione, perché nel frattempo litiga con mezza rosa, si fa eliminare dalla Copa del Rey per aver schierato un giocatore squalificato e perde 0-4 il Clásico col Barça. Florentino lo esonera sperando che Zidane abbia la bacchetta magica, ma non è così e i risultati recenti lo dimostrano. È il fallimento del suo progetto tecnico, perché spendere più di tutti per ammassare campioni non dà la garanzia di vincere. Non nel calcio.

Carlo Ancelotti

Il Real Madrid attuale non è una squadra, è una serie di primedonne che necessitano di una guida esperta per rendere al meglio, com’era Ancelotti e com’era nella prima era dei Galácticos Vicente del Bosque (non a caso vincitore di due Champions League fra il 2000 e il 2002). Florentino Pérez come presidente ha commesso errori madornali, tra cui la perdita a parametro zero di Esteban Cambiasso o le cessioni recenti di Ángel Di María e Gonzalo Higuaín, e dopo quanto accaduto sabato anche l’esigente pubblico del Santiago Bernabéu ha capito che gli alibi per il numero uno dei blancos sono finiti, col coro “¡Florentino, dimisión!” che non ha certo bisogno di traduzioni dallo spagnolo per far capire il pensiero della piazza, che ricorda la situazione che portò al suo primo addio nel 2006. L’unica speranza per Zidane di salvare la faccia e non bruciarsi alla sua prima esperienza in panchina sarebbe bissare la Champions vinta nel 2002: ma se incrociasse il Barcellona come potrà finire?