Quando segna Ramsey, muore qualche personaggio celebre“. Se siete appassionati di calcio e non avete mai letto questa frase, probabilmente avete trascorso gli ultimi 3 o 4 anni sull’isola di Pasqua o su un altro pianeta del sistema solare. Dall’ultimo dei blog di sport alle principali testate giornalistiche (non solo sportive), tutti hanno scritto della fantomatica maledizione che aleggia sul centrocampista gallese dell’Arsenal, i cui gol sarebbero in qualche modo collegati alla dipartita di vari personaggi famosi. Sui social, ad ogni sua rete, proliferano i post e i tweet di gente che si chiede chi sarà il prossimo sventurato a lasciarci la pelle. Come se fosse una cosa automatica, inevitabile.

La storia delle presunte maledizioni nel mondo dello sport ha radici antiche, basti pensare alla famosa “maledizione del Bambino”, che per qualcuno è stata causa del declino dei Boston Red Sox nel baseball (interrotta solo con la vittoria del titolo nel 2004, dopo più di 80 anni di tentativi a vuoto), o dell’anatema di Bela Guttman contro il Benfica. Se queste dicerie rimanevano comunque confinate nell’ambito sportivo, con Ramsey si è andati oltre. Tutto è iniziato nel 2011, in coincidenza della scomparsa di Osama Bin Laden, seguita da quelle di Gheddafi e di Whitney Houston, fino ad arrivare ai più recenti casi di Robin Williams, Nancy Reagan e David Bowie. Una decina di coincidenze, a fronte dei 40 e più gol segnati con la maglia dell’Arsenal e della Nazionale gallese.

Ramsey esulta

Quando si parla di Ramsey troppo spesso queste stupidaggini vengono prima dell’aspetto sportivo ed è un vero peccato, perché il ragazzo di Caerphilly quando scende in campo è una macchina da calcio quasi perfetta. Un centrocampista “box to box, come dicono dall’altro lato della Manica, che abbina la corsa e la fisicità del mediano alla raffinatezza del trequartista. Il passato da rugbista e da campione statale di penthathlon, uniti alla classe non comune, rendono Ramsey un giocatore con pochi eguali al mondo. Non è raro infatti vederlo rubare palla in tackle e subito dopo mandare in gol un compagno con un tocco degno di un numero 10 (che poi è il numero che indossa in Francia). Gli infortuni ricorrenti e un pizzico di discontinuità lo hanno ostacolato nel suo percorso di crescita, ma in questi Europei ha l’occasione di consacrarsi in modo definitivo.

Per informazioni più precise sul ragazzo chiedere ai calciatori russi, che ieri sera sono stati spettatori impotenti di una delle sue migliori performance in maglia gallese. Dopo dieci minuti  Joe Allen vede il movimento di Ramsey e lo serve in verticale. Quel che succede nei successivi 3 secondi è puro calcio concentrato: stop di destro ai limiti della perfezione e tocco morbido a scavalcare Akinfeev. I restanti ottanta minuti sono una sinfonia di strapotenza fisica e passaggi illuminanti, come quello d’esterno destro che ha portato al gol del 3 a 0 di Gareth Bale. Il compagno perfetto per un giocatore come Ramsey, capace di trovare spazi anche quando non sembrano esserci.

Ramsey e Bale

Alla sua seconda manifestazione internazionale dopo i Mondiali di Svezia del 1958 il Galles è riuscito nell’impresa di passare il turno come prima squadra del girone, mettendosi alle spalle la Slovacchia e soprattutto i rivali dell’Inghilterra, nonostante la sconfitta nello scontro diretto contro Rooney e compagni.

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