C’è una sola città in Italia in cui i tifosi associano l’atto di andare allo stadio direttamente al nome della squadra per cui tifano. “Andare alla Spal“, si dice a Ferrara. La città degli Estensi quest’anno sta vivendo un sogno, coronamento di una rinascita dal punto di vista calcistico dopo anni di difficoltà continue, che hanno mortificato la storia di una delle società più gloriose del calcio italiano. La tifoseria, però, non ha mai smesso di seguire la propria squadra, nemmeno nei periodi più bui. Un amore a prova di tutto quello dei tifosi biancoblu, che è andato oltre le retrocessioni e i fallimenti e che ora viene ripagato da un gruppo straordinario, che sembra avviato a tornare lì dove la società emiliana manca ormai da troppo tempo: in Serie A.

Società Polisportiva Ars et Labor, abbrevizione Spal. Nel nome sembra già riassunto lo spirito della squadra attuale: creatività e lavoro, gesti tecnici di bellezza assoluta e tanto sacrificio da parte di tutti. Spirito battagliero da neopromossa e gioco brillante vanno di pari passo. Il 3-5-2 come base tattica, con possibilità di variazioni, coniuga al meglio ampiezza a profondità grazie al lavoro di tutta la squadra e a meccanismi rodati alla perfezione, affinati sempre di più dal lavoro di mister Semplici. Un uomo di poche parole, pacato, ma ossessionato dalla cura dei particolari e dall’esecuzione degli schemi.

Poi ovviamente la differenza la fa l’esecuzione, e qui entrano in scena i calciatori. I tre difensori salgono ad impostare e le mezzali adattate, con i loro movimenti ad allargarsi, creano sempre problemi agli avversari e superiorità numerica in zona gol. Dopo un’inizio di stagione un po’ difficoltoso, soprattutto a causa di una difesa che subiva troppi gol, la squadra ha trovato la quadratura del cerchio.
La Spal è un mix vincente tra giovani talenti e giocatori più navigati, affiatati sia dentro che fuori dal campo. Le cene di gruppo organizzate dagli “anziani” ogni settimana e le partite di calcio tennis prima degli allenamenti hanno cementificato il gruppo e creato un’armonia di intenti che poi ha portato ai risultati che vediamo oggi. E pensare che nel 2012 la sopravvivenza della società è stata a forte rischio, dopo il secondo fallimento nel giro di 7 anni.

Rinascimento

Fallimento, radiazione da parte della FIGC, ripartenza dai dilettanti, stipendi non pagati. La stagione 2012/2013 è un calvario. La Spal sembra avviata verso il baratro, poi per fortuna avviene qualcosa che fa svoltare in positivo la situazione. La fusione con la Giacomense del patron Colombarini, industriale nel settore della vetroresina, e la ripartenza dalla Lega Pro seconda divisione segnano l’inizio del Rinascimento calcistico made in Ferrara. Il primo anno post fusione porta promozione in Lega Pro prima divisione, ma una volta lì la squadra non rende come potrebbe. L’arrivo di Semplici in sostituzione di Oscar Brevi cambia tutto. Reduce dall’esperienza con la Primavera della Fiorentina, dopo stagioni non facili culminate con esoneri ad Arezzo e Pisa, il tecnico costruisce mattone dopo mattone una squadra di assoluto livello e dopo i playoff sfiorati al primo anno guida i suoi alla promozione diretta in B. Chi pensava che la Spal quest’anno potesse aspirare solo a una salvezza tranquilla si è dovuto ricredere molto presto: una volta trovato l’equilibrio la squadra non si è più fermata e il Paolo Mazza è diventato un fortino quasi inespugnabile per gli avversari, grazie anche al calore degli 8.000 appassionati che riempiono gli spalti in ogni partita.

I “vecchi” e i giovani

Mix tra calciatori esperti e giovani, dicevamo prima. Il segreto di una squadra vincente spesso sta proprio nel riuscire a creare un gruppo in cui le nuove leve e i più “anziani” siano tra di loro in sintonia, e la Spal ci è riuscita alla grande. Dietro, a difendere i pali, c’è il giovane fenomeno Alex Meret, uno che ha le stimmate da predestinato già da quando muoveva i primi passi nelle giovanili dell’Udinese e che ha ricevuto la prima convocazione in Nazionale pochi giorni fa, senza ancora aver giocato un minuto in Serie A. A proteggerlo c’è un altro giocatore di cui sentiremo parlare molto in futuro, Kevin Bonifazi, che a 20 anni ha personalità e doti da leader difensivo. Di proprietà del Torino, è uno da cui i granata si aspettano grandi cose e le premesse sembrano quelle giuste.

Sulle fascia destra c’è l’infaticabile Manuel Lazzari, forse uno dei simboli della squadra: dalla fusione con la Giacomense fino ad oggi lui c’è sempre stato e a 23 anni è già un giovane veterano. A guidare la crescita di questi giovani ci sono i vari Del Grosso, Schiattarella e Mora, giocatori con diverse stagioni importanti alle spalle. Discorso a parte meritano i due attaccanti. Mirko Antenucci è tornato in Italia dopo le ottime stagioni al Leeds e a 32 anni sta dimostrando di essere ancora uno in grado di fare la differenza. Ma il protagonista principale lì davanti forse è Sergio Floccari.

A 35 anni molti calciatori con un passato come il suo si accontentano di stare in panchina o di fare da chioccia ai giovani in qualche squadra di Serie A, lui invece si è rimboccato le maniche ed a gennaio è sceso di categoria pur di sentirsi ancora protagonista, e i fatti gli hanno dato ragione. Gol straordinari (7 in 10 partite) e un’intesa perfetta con Antenucci lo hanno reso l’idolo assoluto del Mazza.

La creazione di strutture adatte al calcio di alto livello, grazie anche all’aiuto del comune, e gli investimenti nel proprio settore giovanile stanno a testimoniare la volontà della società di tornare in pianta stabile nel calcio che conta. Nessun miracolo, solo tanto lavoro e capacità di gestione. I tifosi vogliono fortissimamente la A, che è mancata per troppo tempo. “Andare alla Spal“, nella massima categoria, sarebbe tutta un’altra cosa.

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