C’è chi parla di maledizione del 1966, chi invece preferisce, con più obiettività e spirito critico, dare la colpa a (parecchie) scelte sbagliate. Di certo fare l’allenatore dell’Inghilterra non deve essere un compito semplice. Hanno provato con il dandy, Sven-Göran Eriksson, con il vincente, Fabio Capello, e con il poliglotta, Roy Hodgson. Quest’ultimo, chiamato un fretta e furia alla vigilia degli Europei 2012 dopo lo strappo con Capello, non ha mai incantato l’Inghilterra. I tifosi non stravedevano per lui, la stampa invece è stata clemente fino alla sconfitta con l’Islanda: le dieci vittorie su dieci nelle qualificazioni avevano creato un clima di fiducia intorno alla sua nazionale. Fiducia alimentata da Rooney miglior marcatore all-time della Nazionale e da una squadra ad altissimo livello di tecnica, potenza e fantasia.

Se il Tottenham ha innervato nella nazionale dei tre leoni classe e disciplina tattica (quella imposta da Pochettino), il campionato del Leicester ha permesso a Hodgson di portare la fame di gente come Vardy, che però ha giocato poco, soprattutto contro chi avrebbe dovuto. Per l’Inghilterra è stata l’ennesima debacle, e sebbene questa nazionale avesse in parte la stessa qualità (e un pizzico di follia in meno) di quella che arrivò, nel 1990, ad un passo dalla finale di Roma (eliminata dalla Germania ai rigori), negli annali resterà un secondo posto nello stesso girone del Galles e l’eliminazione subita contro l’Islanda. Squadra tosta, simpatica, ma tutt’altro che imbattibile, come ha dimostrato nel turno successivo contro la Francia. In Inghilterra è tempo di toto allenatore, ma chi dovrà sostituire Hodgson per il più difficile dei compiti? Un giovane rampante o un esperto navigatore? Un inglese o uno straniero? Un insegnante di calcio o un bravo selezionatore? Noi, per raccogliere la sfida, proponiamo cinque nomi. Più uno.

Ryan Giggs

Silurato con un laconico “Good Luck” da Mourinho appena arrivato a Manchester, nella sua Manchester, Ryan è l’uomo che non ha ancora avuto la sua grande chance, da allenatore. Traghettatore poi vice dello United, ha avuto la fortuna di imparare da Sir. Alex Ferguson e poi da Van Gaal. Che magari non sarà un vincente, ma come insegnante di calcio resta uno dei numeri uno al mondo. Giggs ha vinto tantissimo da giocatore, è stimato come pochi all’interno della federazioni, è un ambasciatore del calcio nel mondo. Vero, non è inglese, ma mai come in questo momento un gallese può essere l’uomo della svolta e della riappropriazione del potere dei tre leoni. Non sarebbe la prima volta: la migliore Irlanda della storia, ad esempio, fu guidata da un inglese. All’inizio, a Dublino, non la presero bene. Provate a chiedere oggi cosa ne pensano di Jack Charlton.

98767181_giggs-large_trans++hpvUWR0-c0MQoVTObsLe8BzYbZC8FeqS_YKz8bw8KUY

Arsene Wenger

Se la simpatia non è uno dei fattori fondamentali per diventare allenatori della nazionale, allora Wenger può giocarsi le sue chance. Chi dice che non è un vincente si riferisce forse agli ultimi anni, prima di allora il tecnico francese aveva costruito una macchina perfetta, capace di dominare la Premier League per un quinquennio. Poi sono arrivati gli investimenti per il nuovo stadio, una politica più austera e i mugugni dei tifosi. Quest’anno il beffardo terzo posto, nella stagione in cui hanno collezionato passi falsi tutte le grandi, e l’Arsenal si è fatta soffiare il titolo dal Leicester e il secondo posto dagli odiosissimi rivali del Tottenham. Ma Wenger, che ha allenato anche in Francia e Giappone, resta uno degli allenatori che sa forgiare meglio i giovani, e questa Inghilterra ne ha tanti, oltre che uno molto bravo a proteggere la squadra dai media. Il suo non essere mai attaccato (e attaccabile) ha fatto innervosire a più riprese Mourinho. Ma è una dote che l’abile Wenger, comunicatore meno esposto di Josè, è stato abilissimo a costruirsi anche negli anni non vincenti. Una caratteristica che potrebbe fare molto comodo alla prossima Inghilterra.

arsene-wenger_1869548b

Gareth Southgate

Why not? Verrebbe da dire. Per il momento è il Ct ad interim, è inglese, 57 presenze in nazionale, ha guidato una brillante Under 21 che ha dato linfa a questa Inghilterra. Conosce i giocatori, in molti casi li ha forgiati, ricorda la strada che hanno percorso alcuni allenatori (su tutti il nostro Vicini) che dopo aver plasmato una bella Under 21 aprirono un ciclo, non sempre vincente, con dei ragazzi nel frattempo diventati uomini. Abile tatticamente, non ha grande esperienza con i club (Aston Villa, Boro e Crystal Palace) ma l’onestà intellettuale di dire che nella vita bisogna fare un passo alla volta. E forse il momento di fare un passo in più è arrivato per Gareth.

Southgate

Roberto Mancini

I rumors lo indicano addirittura come il favorito, nonostante il contratto con l’Inter. Sembra che il suo rapporto con la società di Thohir si sia raffreddato non poco, anche a causa di un mancato coinvolgimento sul mercato. Mancini voleva fare il manager, invece si ritrova a fare l’allenatore e basta, con poco potere sul mercato. In più il Mancio non ha gradito le voci insistenti che circolavano su un possibile arrivo di Simeone, dopo l’esperienza all’Atletico. In Inghilterra il Mancio è stimato, più di quanto lo sia in Italia. Ha vinto uno scudetto con il City, è ben visto dalla stampa, ha l’aplomb giusto per quella panchina. Il suo rapporto con la nazionale italiana non è mai stato idilliaco. Pupillo di Vicini non ha mai giocato una partita ai Mondiali del 1990. Con Sacchi non è mai stato convocato. Difficile immaginarlo, anche in futuro, sulla panchina azzurra. Quella dei tre leoni sembrerebbe la soluzione ideale, anche a brevissimo termine se le cose sul mercato non dovessero andare come chiede. E il mercato è sempre una buona scusa per dirsi “grazie di tutto, è stato bello“.

1774114-37479670-2560-1440

Eric Cantona

L’unico ad autocandidarsi con un video che ha fatto il giro del web. Quello in cui dice “Io sarei il miglior candidato per guidare la nazionale inglese”. Forse Eric ha velleità più cinematografiche che calcistiche, ma magari visto il contesto non sarebbe una cattiva scelta questa provocazione. Vincente sia a Leeds che a Manchester, sarebbe un privilegio (seppur rischioso) poterlo vedere su una panchina così importante. E in ogni caso sarebbe bellissimo assistere alle sue conferenze stampa. Il suo rapporto con le nazionali non è proprio idilliaco. La sua pur talentuosissima Francia (Cantona in coppia con Ginola) fu eliminata a domicilio dalla Bulgaria di Stoichkov e perse l’occasione di partecipare al Mondiale del 1994. Nel 1998 non farà parte della squadra campione del Mondo. Un motivo in più per considerarlo un francese mancato e un inglese acquisito.

Jurgen Klinsmann

Soluzione ardita, coraggiosa, ma a portata di mano. Klinsmann ha appena lasciato la panchina USA, dopo un’esperienza importante non solo sportiva ma anche manageriale. Negli States, Jurgen ha dato nuova linfa a tutto il movimento, dai settori giovanili allo scouting di talenti. Ha raggiunto una semifinale di Coppa America, ma soprattutto lascia in eredità al suo successore un impianto di squadra importante e una base su cui costruire la prossima nazionale USA. Esattamente come accadde in Germania: gran parte dell’ottimo lavoro di Low, suo vice nel 2006, è iniziato con Klinsmann. Jurgen in Inghilterra ha giocato (al Tottenham) e parla benissimo la lingua della regina, seppur con una accento americano. È un uomo di mondo, canta l’inno tedesco come quello americano, ed è pronto a cantare quello inglese. Non è un mercenario, è solo uno che si trova straordinariamente bene ovunque venga chiamato a lavorare. A Milano come a Monaco, come a Los Angeles (dove ha casa) o a Londra. E se è vero quello che dice LinekerIl calcio è un gioco semplice, si gioca in 11 contro 11 e alla fine vincono i tedeschi”, forse è la volta buona per chiamare un tedesco che parla perfettamente inglese a guidare la nazionale.

Sandy, Utah - Tuesday, June 18, 2013: USMNT vs Honduras at Rio Tinto Stadium during a WC qualifying match.

Bonus Track: Claudio Ranieri

SI è fatto il nome del bravissimo Gigi De Biasi, allenatore dell’Albania. Ma l’italiano più amato di Inghilterra è, inevitabilmente, Claudio Ranieri. L’impresa compiuta con il Leicester, la lucidità delle sue dichiarazioni, l’esperienza internazionale, ne fanno l’allenatore ideale per l’Inghilterra. Non avendo trionfato con il Manchester o con il Liverpool ma con una piccola realtà, è l’allenatore di tutti. Il suo contratto scade nel 2017 ma certi treni passano una volta sola e il Leicester lo libererebbe per gratitudine. Forse Claudio Ranieri non aveva mai osato pensare a tanto, ma se c’è una nazionale che merita è proprio quella di sua maestà. Oggi.

SIMILAR ARTICLES

0 173

0 192