Il mese di giugno nel calcio è per definizione quello dedicato alle competizioni per le nazionali: non ci sono soltanto la Copa América e i Mondiali Under-20, già trattati nelle precedenti settimane e tuttora in corso di svolgimento, ma anche gli Europei Under-21, quest’anno di scena in Repubblica Ceca. Otto nazioni si daranno battaglia fino alla finale di Praga del 30 giugno per alzare il più importante trofeo europeo a livello giovanile. Spesso questa competizione è stata molto interessante per la presenza di talenti già affermati, perciò ecco cinque ragioni per seguirla con l’interesse che merita.

SI DEFINISCONO LE QUALIFICATE ALLE OLIMPIADI

Passare il turno, quest’anno, conta più del solito: le qualificate alle Olimpiadi per quanto riguarda il calcio maschile vengono stabilite in base ai piazzamenti di questo Europeo. Le quattro semifinaliste saranno automaticamente ammesse ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro 2016, con una sola eccezione: l’Inghilterra alle Olimpiadi è ammessa come Gran Bretagna, ma a differenza del 2012, quando partecipò con una nazionale unificata, capitanata da Ryan Giggs, ha rifiutato il posto perché le altre federazioni britanniche si sono opposte; nel caso in cui gli inglesi dovessero superare la fase a gironi, il loro posto verrà preso dalla vincente di uno spareggio tra le due terze classificate, che si giocherebbe domenica 28 giugno a Uherské Hradišté.

L’ITALIA VUOLE TORNARE AI VERTICI

Gli Azzurrini, finalisti due anni fa in Israele (vinse 4-2 la Spagna, grazie soprattutto a Thiago Alcántara autore di una tripletta), sono tradizionalmente una delle squadre principali degli Europei Under-21 e dominano l’albo d’oro con cinque successi. L’ultimo risale al 2004, quando la Serbia e Montenegro fu battuta 3-0 in finale, con le reti di De Rossi, Bovo e Gilardino. Gigi Di Biagio ha portato un gruppo già testato nel girone di qualificazione, vinto davanti ad avversari temibili come Belgio e Serbia, con almeno un elemento di provato valore in ogni ruolo: Daniele Rugani, reduce da una stagione strepitosa con l’Empoli e pronto per la Juventus, guiderà la difesa; Daniele Baselli e Stefano Sturaro saranno due armi notevoli per il centrocampo, mentre in attacco si punta tutto su Domenico Berardi, la vera stella a disposizione del CT. Il limite forse è la poca esperienza: l’Italia è l’unica senza giocatori con presenze in nazionale maggiore.

Domenico Berardi con la maglia dell'Italia Under-21.
POTENZIALMENTE SONO TUTTE FAVORITE

In un torneo corto come questo non si può scartare nessuno, chi è arrivato alla fase finale ha le carte in regola per poter vincere. L’Italia è finita nel Gruppo B, il più ostico, dove troverà una delle migliori formazioni in gara, l’Inghilterra di Gareth Southgate che ha portato molti giocatori già utilizzati da Roy Hodgson in Nazionale maggiore. Le altre sfidanti sono il Portogallo, che si presenta con un centrocampo di assoluto livello, e la Svezia, capace di un’impresa ai playoff contro la Francia: dopo aver perso 2-0 l’andata, ha vinto 4-1 il ritorno, subendo all’87’ il gol che sembrava aver cambiato la storia del match e realizzando un minuto più tardi il poker che ha riportato la qualificazione dalla parte dei nordici. Nel Gruppo A l’ottima Germania sarà la squadra da battere. La Serbia è temibile nonostante le assenze di Lazar Marković, Aleksandar Mitrović e Matija Nastasić, la Danimarca si candida per essere la sorpresa del torneo e la Repubblica Ceca, forse la nazionale più debole delle otto, ha il grosso vantaggio di giocare in casa.

MOLTI GIOCATORI SONO GIÀ AFFERMATI DA TEMPO

Ci saranno molti giocatori con una buona esperienza alle spalle, perché il regolamento permette di convocare chi, a inizio qualificazioni, non aveva compiuto ventidue anni. Molti sono nati nel 1992, tra cui Marc-André ter Stegen, titolare nella finale di Champions League e che si giocherà il posto in porta nella Germania con il coetaneo Bernd Leno, dal 2011 numero uno del Bayer Leverkusen. Ha ventitré anni anche il centravanti tedesco, Kevin Volland, molto forte fisicamente, mentre è più giovane Emre Can (1994), da un anno al Liverpool.

Il più forte di tutti però è un classe 1993: Harry Kane, numero 9 dell’Inghilterra e autore di ventuno gol in Premier League quest’anno.

Accanto a lui agirà un altro reduce da un’ottima stagione, Saido Berahino. Nel Portogallo occhio in particolare ai centrocampisti Bernardo Silva (Monaco), William Carvalho (Sporting) e Rúben Neves (Porto, classe 1997). Dalla Primeira Liga viene anche la stella della Serbia, Filip Djuričić, di proprietà del Benfica ma prestato durante la stagione. Già conosciuti il centravanti svedese John Guidetti (un gol all’Inter in Europa League) e il danese Viktor Fischer (Ajax), chiamato al riscatto dopo un lungo infortunio.

Harry Kane con la maglia dell'Inghilterra Under-21.
ALTRI INVECE SI FARANNO NOTARE DA QUI IN POI

Quali sono i nomi nuovi del calcio europeo? Uno è sicuramente Pierre-Emile Højbjerg, centrocampista danese che Pep Guardiola ha fatto giocare più volte al Bayern prima di mandarlo a fare il titolare fisso all’Augsburg nella seconda parte di stagione. Si muove già come un veterano e ha ottimi tempi di gioco; nella Danimarca da segnalare pure Pione Sisto, di origini ugandesi. Un gioiellino della Germania è Max Meyer, di proprietà dello Schalke 04, ma ci sarà modo di studiare anche l’obiettivo della Lazio Johannes Geis, pure lui centrocampista ma più arretrato.

Ha fatto molto bene al Tolosa la punta serba Aleksandar Pešić, idem James Ward-Prowse, nuovo rampante prodotto del Southampton. Tra i difensori i nomi più illustri sono gli inglesi Calum Chambers (Arsenal) e John Stones (Everton), due prospetti molto interessanti, così come il laterale a tutta fascia del Portogallo Raphaël Guerreiro, in forza al Lorient in Ligue 1. Nelle altre squadre da seguire su tutti il capitano della Svezia Oscar Hiljemark, campione d’Olanda col PSV Eindhoven, e i cechi Ladislav Krejčí e Václav Kadlec.

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