Contro la Lazio, Massimiliano Allegri ha deciso di mandare in campo tutti i giocatori offensivi che aveva (o quasi), con un 4-2-3-1 insolito per la Juventus, ma anche per gli allenatori italiani. Ci aveva provato, in passato, Luciano Spalletti con la Roma (tra il 2005 e il 2007), abbandonando poi però la nave e pure lo schema. L’Inter di Josè Mourinho fece il ‘triplete’ con il 4-2-3-1, ma anche in questo caso non fu tanto un ragionamento logico, ma un’intuizione del momento a portare il tecnico portoghese – dagli ottavi con il Chelsea – a utilizzare tre giocatori offensivi dietro una punta in maniera fissa.

In questa stagione 2016/2017, nel nostro campionato, qualcosa è cambiato. Perché se la Juventus ha deciso di giocare sfrontata contro la Lazio anche per dare un segnale dopo l’1-2 di Firenze, pure l’Inter di Stefano Pioli sta mietendo vittime su vittime con lo stesso schema. E altre squadre, a partita in corso, dall’inizio o come mossa della disperazione, spesso stanno ricorrendo a questa soluzione.

Chi lo ha creato

Difficile scavare troppo indietro per scoprire chi è stato il primo a utilizzare il 4-2-3-1. Da quando siamo diventati fissati con schemi e moduli – neanche fossimo a scuola durante una lezione di matematica – una delle prime squadre a presentarsi in campo con questo volto è stato il Celta Vigo di Victor Fernandez, dando il ‘la’ a una vera e propria moda che ha coinvolto ben presto tutto la Spagna. Ma pure la Francia di Aimé Jacquet ha tratto ottimi auspici, andando a vincere il Mondiale del 1998 con questo modulo.

A renderlo internazionale ci ha pensato a inizio 2000 il Real Madrid ‘galattico’. Era impossibile tenere fuori qualcuno dei tenori, così Figo, Zidane, Raùl e Ronaldo finirono per giocare tutti insieme.

Chi e perché lo usa

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Francia e Spagna sono arrivate molti anni prima dell’Italia a usare e sfruttare i benefici del 4-2-3-1. Modulo che sa essere versatile. Come detto, la Roma di Luciano Spalletti ha anticipato di una decina di anni la rivoluzione che solo oggi sta prendendo piede nella penisola. All’epoca, nessuno seguì l’allenatore toscano.

Questo schieramento ha bisogno di grande movimento da parte dei due centrocampisti esterni, che devono avere resistenza e velocità. La punta centrale deve essere alta e ben piazzata, oltre ad avere capacità di giocare di sponda per far inserire i trequartisti. Per poter giocare sempre così, bisogna lavorare molto in allenamento sul movimento senza palla. E avere esterni che saltano l’uomo.

Praticamente impossibile, con questo schieramento, avere profondità e tentare i lanci lunghi. Si favorisce, però, un atteggiamento maggiormente basato su passaggi corti e veloci. Modulo versatile, dicevamo, capace di diventare un 4-4-1-1 e un 4-5-1 in fase difensiva, un 4-3-3 in fase di manovra.

Le squadre che hanno fatto epoca

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Abbiamo già parlato della Nazionale francese, prima con Aimè Jacquet, poi con Raymond Domenech, che sfiorò solo il titolo mondiale, battuto in Germania nel 2006 dall’Italia di Marcello Lippi.

Con il 4-2-3-1 Vicente Del Bosque ha portato il Real Madrid a vincere la Champions League 2001-2002. La Roma di Luciano Spalletti, tra il 2005 e il 2007, vinse due Coppe Italia e la Supercoppa italiana del 2007. L’Inter dello ‘Special One’, nel 2009/2010, non solo fece sua la coppa dalle grandi orecchie, ma vinse anche lo scudetto.

Il Borussia Dortmund di Jurgen Klopp a lungo ha dato spettacolo, ha vinto due campionati tedeschi (2010/2011 e 2011/2012), una Coppa di Germania (2011/2012) ed è arrivata in finale di Champions League nel 2012/2013. Bellissimo il duello con il Bayern Monaco di Jupp Heynches, anch’egli fautore del 4-2-3-1 e vincitore di Champions League, Bundesliga e Coppa di Germania nel 2012-2013 dopo aver sfiorato la Champions anche l’anno prima (finalista).

Infine, c’è il Chelsea di Josè Mourinho, che ha vinto la Premier League e la Coppa di Lega nel 2014-2015.

L’Italia s’è desta

Antonio Conte sulla panchina della Juventus

L’Italia, che ha allenatori preparatissimi e tra i migliori al mondo, ci ha messo un po’ per aggiornarsi. Ancorata al vecchio 4-4-2, al più offensivo 4-3-3, al ‘contiano’ 3-5-2 o all’albero di Natale dell’Ancelotti milanista (4-3-2-1, con la variante 4-3-1-2). Due mediani davanti alla difesa son sempre sembrati troppo pochi, con quattro calciatori offensivi tutti insieme in campo. Sarà per questo che molte delle nostre partite risultano noiose, seppure perfette tatticamente parlando?

Oltre a Francia e Spagna, pure l’Inghilterra è arrivata prima di noi a capire che il 4-2-3-1 è lo schieramento che più fa divertire. Che in campo internazionale funziona. In Germania, invece, non sono molti i club che lo utilizzano (spesso si va sul 4-4-2, solido e più vicino all’idea tradizionale di gioco dei tedeschi).

Gli ultimi Europei, una sveglia

Belgio, la divisa da trasferta per Euro 2016

Forse, a svegliare la sonnecchiante penisola italica, ci ha pensato pure l’Europeo 2016 in Francia. Dove ben 8 nazionali hanno giocato con i tre trequartisti dietro a un’unica punta: Belgio, Croazia, Francia, Germania, Polonia, Russia, Svizzera e Ucraina. Vero, anche, che con il suo 3-5-2 Antonio Conte ha saputo trascinare l’Italia fino ai rigori con la Germania.

E forse questo vuol dire che, in fondo, non è tanto il modulo sulla lavagna a fare la differenza, ma come in campo si muovono i calciatori. Spinti da quali motivazioni.

Modulo con vista Champions

Tornando alla Juventus vista in campionato contro la Lazio, non può sfuggire che questo sia un modulo con chiara vista sulla Champions, dove non si possono gestire le energie non essendo un campionato. Aggredire, partire lancia in resta: questo è l’ordine. Possibilmente pure fuori casa. Non può sfuggire neanche l’uomo che ha permesso a Max Allegri di proporre questo schema: Mario Mandzukic. Schierato come esterno e non come punta centrale (dove c’è Higuain), il croato ha dimostrato di sapere fare alla perfezione il mediano o il terzino. Cosa che, peraltro, aveva fatto vedere pure da attaccante nel vecchio schema bianconero.

A stupire, semmai, è stato Khedira, praticamente l’unico a interdire, considerato che Pjanic è più bravo a offendere. Ma il tedesco aveva già dovuto sopportare e supportare una squadra iper offensiva quando era al Real Madrid. E se l’era cavata molto bene.

Tanti hanno paragonato questa Juve all’Inter di Mourinho. Anche i nerazzurri avevano l’attaccante capace di sacrificarsi, diventando il primo difensore, ossia Samuel Eto’o.

Modulo con vista Champions (2)

Stefano Pioli

Stefano Pioli, con l’Inter, pare aver trovato il modo per risalire la classifica velocemente, puntando a inserirsi nella lotta per un posto nella prossima Champions. Come ci sta riuscendo? Con il 4-2-3-1, semplice. Icardi, attaccante che è micidiale sotto rete, si gode l’apporto di Candreva, Joao Mario e Perisic. In particolare i due esterni, non fanno mai mancare palloni all’italo-argentino. I due mediani sono Brozovic (o Kondogbia) e il nuovo arrivato Gagliardini che, peraltro, non disdegna gli inserimenti in are di rigore.

In questo modo, i nerazzurri stanno volando e hanno appena superato il Milan.

Le altre italiane

Federico Chiesa e Paulo Sousa.

Dicevamo che Inter e Juve a parte, l’Italia ha scoperto quest’anno il 4-2-3-1. Lo usano spesso la Fiorentina, la Sampdoria e il Cagliari, qualche volta pure la Lazio e la Roma. L’Atalanta, il Genoa, il Torino e persino il derelitto Palermo ogni tanto si affidano a questo schieramento.

Possiamo dire che ormai è entrato nel ‘vocabolario’ delle squadre italiane. Se poi la Juventus, che è considerata un modello dalle stesse colleghe di campionato, dovesse vincere con questo nuovo schema, state sicuri che faremo fatica a trovare squadre che non ci giochino con questo modulo. Si copia sempre dai migliori, del resto.

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