Qui si respirano storia e progettualità.
Voglio giocatori che siano motivati, affamati e con tanto desiderio di migliorarsi

Il post-it affisso tre mesi fa, al suo arrivo nel centro Sisport, da Sinisa Mihajlovic per il suo Torino era chiaro. Al tramonto dell’estate e con un lungo inverno di calcio da affrontare, il condottiero serbo si gode i suoi 11 tori, capaci domenica di assaltare la diligenza giallorossa e rendere i lupi docili agnellini. All’ora di pranzo il pasto di Belotti e compagni è stato servito al suon di tre reti, con Fazio e compagni nei panni di passivi commensali, per una vittoria sulla Roma che mancava dal 1990, quando Miha non era ancora arrivato in Italia, dove avrebbe scritto con le maglie di Sampdoria, Roma, Lazio e Inter la sua storia da calciatore, prima di sedersi in panchina.

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10 tori e un gallo

“Sono molto contento: nel Toro non abbiamo 11 titolari e 11 riserve, ma tutti giocatori allo stesso livello, bisogna averli tutti insieme e a quel punto possiamo lottare per l’Europa League”. Sinisa mente, ma lo sa. Non ci sono insostituibili nel suo 4-3-3? Difficile non ritenere tale una pedina come Andrea Belotti, il “gallo” che ha alzato la cresta già 5 volte in stagione davanti ai portieri avversari. “Può diventare uno dei più forti in Italia” si limita a dire di lui il suo allenatore: di fatto il 2016 del 23enne Belotti è da top player, con 16 reti nell’anno solare nonostante qualche infortunio e l’esclusione dalla lista europea per mano di Antonio Conte.

Il rapporto dell’attaccante cresciuto tra gli oratori di Gorlago e Grumello del Monte con il gol è “di sangue”, spiega lui: ma c’è di più. Belotti è il centravanti moderno che al calcio italiano mancava dai tempi di Casiraghi: tecnico ma potente fisicamente, capace di muoversi su tutto il fronte d’attacco, letale sotto porta ma bravo con i piedi. Affamato e grintoso, cresciuto sul solco di un certo Andriy Shevchenko. 11 titolari? No, ma 10 tori e un gallo. La ricetta granata edizione 2016/2017 è questa.

Big Money, big project

Nelle scorse stagioni siamo stati abituati a raccontare il Torino di Urbano Cairo come un laboratorio: nei panni del ricercatore c’è stato Giampiero Ventura, oggi d’Azzurro vestito. Si confezionavano e rilanciavano talenti, da Darmian a Immobile passando per D’Ambrosio e Cerci, per venderli a peso d’oro e ripartire. Ogni anno, una scommessa: che spesso ha pagato, come il settimo, il nono e il dodicesimo posto occupati in classifica nelle ultime tre stagioni hanno dimostrato. Quest’estate il taglio con l’attuale Ct della Nazionale ha rappresentato anche un saluto al passato: le cessioni eccellenti sono rimaste tali (Glik, Maksimovic e Bruno Peres), ma Mihajlovic ha potuto contare su 13 volti nuovi: Hart in porta, Ajeti, Barreca, Castan, De Silvestri e Rossettini in difesa, Gustafson, Lukic e Valdifiori a centrocampo, Aramu, Boyé, Iago Falque e Ljajic in attacco.

Praticamente una squadra nuova di zecca, con conferme eccellenti (Benassi, Zappacosta e Baselli su tutti) a completare l’ossatura. Qualche carneade e tanti nomi quotati in rampa di rilancio, fisionomia che Miha aveva già forgiato nella sua Samp, dove Okaka, Gabbiadini ed Eder ancora lo ringraziano per la sua “cura”. Addio al 3-5-2, avanti con un 4-3-3 a trazione anteriore:  i punti sono 8, i gol fatti 11, quelli incassati 7. Tori scatenati in casa, meno fuori.

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Il lato “B”

In attesa di godersi il talento cristallino di Ljajic, che dalle esperienze con Roma, Inter e Fiorentina ha portato in dote il pedigree ma anche una muscolatura di seta, il Torino si gode il suo lato “B”: nessuna immagine scomoda, solo tanto talento da fare accomodare. Belotti guida le fila, ma lo seguono a ruota Boyè, Barreca, Baselli e Benassi. Giovani e talentuosi: dai 20 anni dell’estroso attaccante argentino, capace domenica scorsa di mandare di traverso il pranzo di Alessandro Florenzi, ai 24 anni del prodotto delle giovanili dell’Atalanta, passano le quattro principali scommesse di Miha.

Boyè è stato bloccato nello scorso inverno e ha già incantato con la maglia del River Plate. Elegante come pochi alla sua età, deve imparare che “ci sono anche gli altri, ogni tanto lo dimentica” ci ha scherzato su il suo allenatore. Barreca è il ritratto di questo giovane Cuore Toro: in partenza fino all’ultimo istante del calciomercato, oggi si ritrova titolare e promosso anche grazie all’infortunio capitato a Molinaro.

Benassi e Baselli sono i “giovani vecchi”: classe 1994 e 1992, ma una maturità da veterani. Castan e Hart, poi, sono le scommesse da vincere: il primo deve dimostrare di essere tornato un calciatore abile e arruolabile al 100%, il secondo di valere più di quanto l’eco mediatica del suo arrivo abbia attestato. Ecco perché in una serie A tutta corsa e tattica, oggi votiamo gli sprazzi di classe del Torino. Quello che domenica scorsa, dopo gli applausi di un intero stadio nell’intervallo per un’icona come Francesco Totti, ha fatto spellare le mani per 90 minuti.