Alle 13:45 di sabato 8 agosto Manchester United-Tottenham darà il via alla ventitreesima stagione della Premier League inglese. Quando nel 1992 i club della vecchia First Division effettuarono la scissione dalla Football League, creando quello che oggi viene considerato il meglio del calcio mondiale, forse non sapevano che sarebbe stata la svolta per il football britannico, capace in una decina d’anni di andare oltre le sciagure di Heysel e Hillsborough e rivoluzionando il concetto di calcio dentro e fuori dal campo. Se fino agli anni Novanta il primo accostamento che veniva fatto parlando del campionato inglese era con gli hooligans, adesso è con i grandi campioni e l’atmosfera unica, segno che i tempi sono cambiati e l’Inghilterra è tornata, almeno con il campionato, a essere la patria del calcio. In attesa di poter ritrovare un ruolo di primo piano anche con la Nazionale. Ecco quindi dieci motivi per seguire la Premier League 2015-16.

È IL MIGLIOR CAMPIONATO AL MONDO

Da anni ormai la Premier League viene associata, con le dovute proporzioni, alla NBA per il livello qualitativo e lo spettacolo offerto nel corso della stagione. E il paragone non è così blasfemo. Il campionato è seguito a livello mondiale e in diversi paesi extraeuropei è più importante dei tornei locali (anche grazie a iniziative promozionali ideate dalla lega), specialmente in Asia dove alcune partite vanno in prima serata. La Liga ha un duopolio difficile da battere, mentre Bundesliga, Ligue 1 e Serie A ultimamente hanno avuto un monopolio: in Inghilterra non accade, e anche per questo la Premier League è il campionato più bello.

SI GIOCA SEMPRE, ANCHE DURANTE LE FESTE

Una delle particolarità più apprezzate della Premier League è il ricchissimo programma del periodo natalizio, che quest’anno prevede quattro giornate fra il 19 dicembre e il 3 gennaio, seguite dal tradizionale turno di FA Cup la settimana seguente. In Inghilterra non ci si ferma mai, se non per gli impegni delle Nazionali e le partite durante le feste. Non a caso sono le più seguite soprattutto sugli spalti (difficilissimo trovare i biglietti fin da inizio stagione), cosa che in Italia ancora si fatica a capire visto che non si gioca nemmeno a Pasqua.

RITMO DI GIOCO INIMITABILE

Spesso, seguendo le partite in TV, dopo i primi venti minuti infuocati arriva puntualmente il commento su come le squadre potranno reggere il ritmo di inizio gara fino al 90′. A differenza dell’Italia, dove a volte il tatticismo e l’attesa la fanno da padrone dando vita a partite inguardabili, in Premier League si lavora per ottenere il massimo dello sforzo fisico dal primo all’ultimo istante di gioco. E anche i giocatori stranieri devono abituarsi a certi ritmi. Magari qualcosa si paga a fine stagione, specialmente in campo internazionale, ma è una peculiarità che garantisce lo spettacolo anche quando non si tratta di derby o partite di cartello.

CINQUE SQUADRE LOTTANO PER IL TITOLO

Da qualche anno il Manchester City ha rotto l’equilibrio delle Big Four (Arsenal, Chelsea, Liverpool e Manchester United), così le pretendenti fisse per il titolo sono diventate cinque. Probabilmente la lotta per vincere il campionato sarà ristretta ai Blues di José Mourinho e alle due squadre di Manchester, con un quarto incomodo rappresentato più dai Gunners che dai Reds, ma avere cinque formazioni che si presentano al via con l’obiettivo dichiarato di lottare per il vertice è uno dei punti di forza del campionato. E, cosa non da poco, aumenta il numero di gare decisive, col risultato di una lotta incerta fino all’ultimo come accaduto nel folle finale del 2011-2012.

ANCHE LE MEDIO-PICCOLE HANNO OTTIMI GIOCATORI

Complice il nuovo ricchissimo contratto dei diritti TV, tutte le venti squadre di Premier League hanno ottenuto un grosso aumento dei ricavi: c’è chi ha giustamente deciso di sfruttare i soldi extra per migliorare le strutture e gli stadi, ma altri hanno inevitabilmente scelto la strada del calciomercato per rinforzarsi. Non stupisce dunque vedere arrivare nomi di prestigio e trasferimenti costosi fuori dalle cinque grandi: dai 18.5 milioni di euro per Aleksandar Mitrović (Newcastle) ai 12 milioni per Jordy Clasie (Southampton), passando per i 15 di Dimitri Payet (West Ham). Questo migliora il livello medio del campionato e di conseguenza la qualità complessiva.

LOTTA SALVEZZA SPESSO AVVINCENTE

In Italia ci si lamenta per il format della Serie A con venti squadre e tre retrocessioni, ma non è mica vero che con questo schema la lotta per non retrocedere sia già definita prima dell’ultima giornata. A maggio in Inghilterra se la sono giocata Hull City e Newcastle United, coi Magpies che hanno evitato la Championship grazie al 2-0 sul West Ham. La storia nella zona bassa l’aveva scritta però il Leicester City, salvo al penultimo turno dopo essere stato ultimo in classifica a Natale, di solito una sentenza. Complice l’aumento della competitività è probabile che quest’anno si arriverà alla fine con più di due squadre in cerca della salvezza.

STADI PIENI E FASCINO UNICO

Un altro aspetto entusiasmante del calcio inglese è il colpo d’occhio che si ha vedendo le partite: stadi pieni, belli, senza barriere, col pubblico a pochi passi dal campo, senza incidenti sugli spalti e con l’erba curatissima. La Premier League ha degli standard da rispettare e fa in modo che le partite siano un evento bello da vivere sia per chi è allo stadio, sia per chi segue in TV (c’è grande attenzione anche per le inquadrature, che quasi mai staccano dal gioco per dettagli inutili), ottenendo un grande risultato sia nella forma che nella sostanza. Alcuni stadi, dal moderno Emirates ai classici Anfield, Old Trafford e Upton Park, sono un modello unico al mondo.

General view of the KC Stadium just before sunset Barclays Premier League Hull City Kingston

POCHE DISCUSSIONI, PARLA IL CAMPO

Le polemiche non occupano tutta la settimana dopo una partita, ma sono al massimo limitate alle interviste subito dopo la fine, soprattutto quando ci sono le classiche diatribe fra tecnici tipo Arsène Wenger contro José Mourinho. È di fatto impossibile che in Inghilterra ci siano discussioni su un fuorigioco non segnalato o un rigore non concesso, e dalla stagione 2013-2014 la Goal-line technology (da quest’anno finalmente in arrivo pure in Serie A) ha tolto qualsiasi dubbio sui gol fantasma, aiutando l’arbitro nel giro di pochi istanti.

I GRANDI COLPI DI MERCATO

Il sogno di quasi tutti i grandi calciatori è giocare in Premier League: molti ci sono riusciti, altri ancora no ma potrebbero farlo già da quest’anno, visto che il mercato è aperto fino al 31 agosto. Rispetto a un anno fa, in Inghilterra per ora si è speso meno ma continuano a girare grosse cifre, come i 43.75 milioni di sterline pagati dal Manchester City per Raheem Sterling o i 27.50 milioni di euro incassati dal PSV Eindhoven per cedere Memphis Depay al Manchester United. Oltre a Petr Čech passato dal Chelsea all’Arsenal e Bastian Schweinsteiger che ha lasciato il Bayern per andare ai Red Devils. E il calciomercato non è ancora finito…

UN NUMERO ENORME DI CAMPIONI

Ci sono i nuovi arrivi e poi ci sono soprattutto le colonne portanti. Mancherà Steven Gerrard, che ha lasciato Liverpool dopo oltre quindici anni per la MLS, ma i grandi campioni continuano a essere presenti in grande quantità: Alexis Sánchez all’Arsenal, Diego Costa, Eden Hazard e John Terry al Chelsea, Sergio Agüero, David Silva e Yaya Touré al Manchester City, Wayne Rooney al Manchester United e la rivelazione del Tottenham Harry Kane sono una garanzia e terranno viva anche quest’anno la magia unica della Premier League.

Wayne Rooney of Manchester United ManU passes under pressure from Eden Hazard of Chelsea Barclays


ars

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