Un tedesco ha riportato la Ferrari al successo in Formula Uno dopo 676 giorni di digiuno. L’ultima volta era stato Fernando Alonso a passare per primo sotto la bandiera a scacchi nel Gp di casa, in Spagna. Era il 2013. Due anni dopo, Sebastian Vettel ha stupito tutti perché era solo al secondo gran premio alla guida della Rossa. Un successo festeggiato giustamente con tanto, tanto entusiasmo. Ma la Ferrari può davvero spodestare la Mercedes anche nella classifica costruttori e in quella piloti a fine Mondiale? Dieci sono i motivi per poterci credere.

Arrivabene comincia… bene

Come dice il cognome, Arrivabene, ha iniziato benissimo. Il nuovo direttore sportivo della Scuderia Ferrari, che di nome fa Maurizio, ha conquistato il successo al secondo Gp del 2015. Che sia il portafortuna di Maranello? Di sicuro, come un certo Briatore, è un uomo che si è fatto da solo. Dirigente d’azienda, è pure nel Consiglio d’amministrazione della Juventus. La sua pacatezza in pista ha dato tranquillità ai piloti (non dimentichiamo che se Vettel ha vinto, Raikkonen è arrivato quarto, partendo praticamente dall’ultimo posto in griglia) e a tutto l’ambiente. Chi ben comincia…

Maurizio Arrivabene

La voglia di riscatto

Il 2014 è stato un disastro per la Ferrari, inutile girarci intorno. Pure la Toro Rosso le ha suonate al Cavallino (ex) rampante. Fare peggio era difficile, fare subito così bene però era quantomeno utopistico. Ma la voglia di riscatto ha giocato e giocherà un ruolo fondamentale in una squadra poco abituata a prendere mazzate da scuderie molto meno titolate. Energia vitale, insomma, quel tragico 2014.

La nuova squadra

Vettel traduce in pista ciò che avviene al muretto dei box. Dove si è visto un gran lavoro di squadra. Forse è merito anche della nuova gestione Ferrari: promuovere le seconde linee. Ecco allora Simone Resta, capo progetto, e Mattia Binotti, regista della power-unit che riunisce il propulsore turbo tradizionale e due motori elettrici. La nuova squadra viaggia compatta: questo è importantissimo per andare fino al traguardo.

Macchina migliorata

Non si può prescindere da un’ottima macchina per tentare l’assalto al Mondiale. La Ferrari ha lavorato in silenzio in autunno e inverno sfornando due monoposto dal motore più potente, con migliore aerodinamica e nuovi accorgimenti nel telaio. Quella macchina ha dimostrato di essere anche affidabile. E ha trionfato al secondo Gp della sua vita.

Mercedes ‘umana’

La Mercedes resta la squadra da battere, su questo non ci piove. Ma la Casa tedesca ha dovuto alzare bandiera bianca questa volta. La Ferrari, se vorrà vincere il Mondiale, dovrà fare meglio della Mercedes. Lwe altre scuderie paiono attardate. Insomma, nell’ultimo gp, i mostri della Mercedes sono parsi più umani. Lewis Hamilton è ancora primo nella classifica piloti, ma forse non si aspettava un ritorno così repentino da parte della Rossa. Lo hanno detto anche i dirigenti tedeschi: “In due settimane, siamo stati raggiunti”. E superati.

Michael Schumacher

Vettel come Schumacher

Vettel ha portato in dote alla Ferrari quattro titoli mondiali vinti. E scusate se è poco. Tedesco come un certo Michael Schumacher, ha portato l’esperienza a casa Maranello. E’ entrato in punta di piedi, ma con grandissima voglia. E si sa che voglia ed esperienza sono due ingredienti che, se combinati insieme, possono anche fare il miracolo.

La Rossa ‘silenziosa’

Niente proclami di guerra e di successo. E ci mancherebbe altro dopo l’anno orribile appena vissuto. Ma anche questa è strategia: la Ferrari ha lavorato a testa bassa, in silenzio. Senza dire vinceremo, faremo. Cosa che capitava puntualmente negli anni passati. Il team principal si è spinto fin qui: “Se vinceremo 4 gare, andremo a piedi nudi sulle colline di Maranello”.  Ne mancano tre, ma l’appetito vien mangiando…

James Allison

Se il segreto della Ferrari di Schumacher era Jean Todt, quello della versione 2015 è James Allison. A Maranello da oltre un anno, la SF15-T è la prima vera vettura nata dalle sue sapienti mani. Proveniente dalla Lotus, dove aveva portato Raikkonen al successo, ora Allison è approdato in una scuderia dove la pressione è ben più alta. Ma ha cominciato a raccogliere, grazie anche a un particolare non indifferente: non usura le gomme.

L’entusiasmo dei tifosi

Nel calcio si parla spesso di ‘dodicesimo uomo’ per indicare la Curva che può fare la differenza nelle gare casalinghe. Ebbene, la Ferrari da questo punto di vista non è seconda a nessuno. La bandiere del Cavallino Rampante sventolano ovunque. Siccome le vittorie portano entusiasmo e l’entusiasmo è benzina per tutti, allora il pubblico ferrarista potrebbe dare la differenza. Dare quel qualcosa in più ai piloti in pista e ai meccanici ai box.

Tifosi della Ferrari

Vettel l’umanoide

Un robot, come tutti i tedeschi? Beh, allora andatevi a vedere cosa è successo dopo l’ultimo successo. Vettel che salta addosso ai meccanici, che si commuove e dice “Grazie Ferrari”. Vettel che abbraccia tutti e piange.  L’umanità di Vettel ha conquistato i tifosi. In pista è effettivamente freddo come un robot e questo fa la differenza, fuori si trasforma in un tipo mediterraneo. L’umanoide Vettel può trascinare anche grazie a questi suoi atteggiamenti che ben si fondono con l’italica voglia di fare festa. Ma solo a cose fatte.

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