Siete abituati a sentire la sua voce quando vi sintonizzate su Sky Sport per assistere ad un big match di calcio. Lui, Riccardo Trevisani, classe ’79, giornalista di professione, vi fa compagnia con ritmo incalzante, una voce gradevole e conoscenza maniacale della materia. Perché se Caressa-Bergomi e Piccinini-Serena li sentiamo da tanto tempo, Trevisani (spesso accompagnato da Adani, ex difensore dell’Inter ma soprattutto una bellissima scoperta tra le spalle tecniche) è oggi tra i più apprezzati della categoria. Qui lo abbiamo intervistato, sottoponendogli dieci simpatiche domande.

Un modo per presentarvi la firma di punta del rinnovato blog di Betclic, contenitore di approfondimento sul calcio e non solo. Dalla sua penna digitale usciranno due articoli a settimana, oltre ai preziosi (e vincenti, molto spesso) consigli per scommettere, una twitt-intervista e tanto altro ancora.

1. Aldo Grasso ha detto che le telecronache italiane sono noiose. Qual è la ricetta vincente?

Io la penso diversamente, sono divertenti e ben preparate. Dopo le sudamericane, per me sono le migliori.

2. Ogni calciatore ha un idolo del passato. Tu, invece, hai un modello nel giornalismo?

Caressa, Marianella, Piccinini e Tranquillo in rigoroso ordine alfabetico. Poi è inevitabile per me citare telecronisti, visto che a loro mi sono ispirato.

3. Qual è la telecronaca, tra quelle fatte, a cui sei più affezionato?

L’elenco sarebbe lungo tutta l’intervista, ma dovendone dire una soltanto scelgo la notte della manita: Barcellona-Real Madrid, 5-0. La più grande lezione di calcio mai vista dopo il giubileo.

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4. Di quale partita della storia del calcio avresti voluto fare la telecronaca? Con quale spalla al tuo fianco?

Qui non ho dubbi: Italia-Germania, 4-3, del 1970. Possibilmente con Daniele Adani, con cui mi intendo a meraviglia.

5. Chi deve toccare il pallone nell’azione perfetta da commentare? Un nome per ruolo, ipotizzando l’inizio dal rinvio del portiere.

Neuer, Piqué, Pogba, Cristiano Ronaldo e Leo Messi.

6. Meglio un 4-0 tra la prima e una squadra di metà classifica, o un 3-3 tra due che lottano per un posto in Europa?

Sempre meglio un 3-3. A meno che, come nel caso della famosa manita, non arrivi una goleada incredibile tra due super squadre.

7. Parliamo di scommesse: metodo scientifico o sensazioni? E ancora: puntata bassa su molte selezioni o viceversa?

Metodo scientifico nel senso di studio di numeri assoluto. Ma le sensazioni contano e nel calcio conta pure la storia. Per vincere è più facile giocare quote basse e importo alto, ma il gusto di vincere 500€ con 10 scommessi, è impareggiabile…

8. Sei allenatore di una squadra ricca e devi dire al tuo direttore sportivo chi acquistare. Quali sono i 5 nomi per la tua campagna acquisti?

Anche qui non ho dubbi e i nomi sono gli stessi della domanda 5: Neuer, Piqué, Pogba, Cristiano Ronaldo e Leo Messi. Nella squadra dei sogni, loro sono i primi che scelgo, ovviamente.

9. Ora, invece, hai in mano una squadra di metà classifica, con un budget limitato, e devi fare 3 nomi di giocatori poco noti…

È più complesso. Mi piacerebbe vedere Mbakogu del Carpi in Serie A, Widmer dell’udinese secondo me è pronto al salto e per l’estero pescherei in Francia: c’è tanto materiale. Fekir del Lione è un fenomeno.

Nabil Fekir Fra Frankreich Brasilien 26 03 2015 JBAutissierx PUBLICATIONxNOTxINxFRAxITAxBEL

10. Tre pregi e altrettanti difetti del calcio italiano.

Equilibrio è la parola chiave. E anche la dote migliore. La tattica italiana è la più studiata e ricercata. Infine il calcio è una malattia per la gente. È un pregio. Ma anche il primo dei difetti. L’assenza di cultura sportiva che da questo ne deriva è il secondo. La mancanza di regole e organizzazione del paese si riflette ugualmente nel calcio. Ed è il terzo, drammatico, difetto.

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